Quante volte ci è capitato di parlare con un conoscente e dire “Non ci crederai ma lo smartphone si è rotto pochi giorni dopo la scadenza della garanzia”. Così succede di acquistare prodotti tecnologici che invecchiano prima del tempo e che si è quasi costretti a buttare perché i pezzi di ricambio, quando si trovano, costano carissimi.  Non si tratta di sfortuna ma di una pratica industriale conosciuta con il nome di obsolescenza programmata.
Per “obsolescenza programmata” si intende: “l’insieme di tecniche e di tecnologie tramite cui il produttore, […] nella progettazione di un bene di consumo, volutamente accorcia la vita o l’uso potenziale del medesimo bene, al fine di aumentarne il tasso di sostituzione.”

Come ci si sta muovendo?

Dopo la pausa estiva e le passate vicissitudini politiche con la crisi di Governo, sono ripresi i lavori con il Disegno di Legge n.615 che prevede modifiche al Codice del consumo e il cui astratto recita così: “Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e altre disposizioni per il contrasto dell’obsolescenza programmata dei beni di consumo.”

La lotta della politica all’obsolescenza programmata prevede:
– una volta terminata la produzione di un dispositivo e nel caso di beni di uso domestico funzionanti con qualsiasi tipo di energia (grandi e piccoli elettrodomestici, smartphone, tablet, ecc.), la disponibilità sul mercato dei pezzi di ricambio funzionali per almeno 5 anni. Per i pezzi di ricambio funzionali di valore superiore ai 60 euro, di almeno 7 anni. Per i ricambi puramente estetici, di almeno 2 anni;
– in merito ai guasti o di prodotto difettoso, il disegno di legge allunga i termini di sostituzione o riparazione da 2 a 5 anni per gli elettrodomestici di piccole dimensioni e addirittura a 10 anni per i grandi;
– i manuali di istruzioni dei prodotti dovranno anche indicare informazioni precise sulla durata di vita del bene stesso.

IL Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti sarà la sentinella dei diritti dei consumatori e le pene e le sanzioni, in caso di mancato rispetto delle norme, prevederanno “la reclusione fino a due anni e una multa di 300.000 euro se ha ingannato o tentato di ingannare il consumatore”.

Come difendersi dunque dall’obsolescenza programmata?

Oltre a riparare ciò che si può riparare, evitiamo le ultime novità tecnologiche e impariamo a riusare ciò che già abbiamo.
Oltre al nostro portafogli anche il pianeta ringrazierà!